Decidiamolo Insieme

Il buon esempio parte dal basso. Con noi la democrazia si evolve!
Fabio D'Anna

Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente.
Per cambiare qualcosa costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.
Buckminster Fuller

Storia del movimento Occupy

  • Noi siamo il 99%

    Noi siamo il 99%

    Storia del movimento Occupy

    di Fabio D'Anna

    Nel settembre del 2011, negli Stati Uniti è esploso Occupy, il movimento di contestazione e disubbidienza civile contro il potere ormai fuori controllo del capitalismo finanziario, che ha trascinato in una crisi senza predenti l'economia mondiale. Da allora è stato un fiorire di manifestazioni, occupazioni simboliche, assemblee permanenti e dibattiti pubblici in tutti gli Stati Uniti, ma i problemi affrontati e discussi non riguardano solo gli States ma sono analighi in modo impressionante ad i problemi che vengono affrontati in Italia: il deficit pubblico, lo strapotere della finanza sull'economia produttiva, i problemi sociali derivante da una crescente disoccupazione e la perdita del potere di acquisto, l'aberrante concentrazione della richezza e coseguentemente del potere nelle mani del 1% della popolazione, da cui nasce lo slogan divenuto famoso whe are the 99%. Occupy sostiene che solo la costruzione dal basso di un nuovo concetto di partecipazione democratica e di cittadinanza attiva, incoraggiando un'idea alternativa della crescita, può riformare il sistema in modo da risolvere tali contraddizioni del nostro sistema di vita occidentale. Elaborare e diffondere un diverso modo di vivere, che non si basi sulla massimizzazione dei beni di consumo, ma sulla massimizzazione dei valori importanti per vivere, un altro tipo di crescita.
    Il movimento contrariamente a quanto avvenuto precedentemente non si è limitato a protestare, spinto dal distacco esplicito dei politici dell'interesse generale e l'assenza di qualsiasi impegno a favore di una reale democrazia, ha fatto si che persone di ogni estrazione sociale si sono accampate al freddo e al gelo, hanno affrontato gas lacrimogeni, spray al peperoncino, granate stordenti, manette e condanne. Hanno bloccato ponti e paralizzato porti, marciato per strada e infine formato gruppi per confrontarsi, senza la fretta di nominare leader o formulare e prendere la parola nel dibattito pubblico, le principali armi sono state la trasparenza, la democrazia e l'azione diretta non violenta.
    Una società non è democratica semplicemente perché in un dato momento ci è consentito alzare la paletta per decidere da chi dobbiamo farci comandare, la vera democrazia permette alla gente di decidere il proprio destino, quanti altri referendum dobbiamo vedere calpestati, sono tantissime le questioni in cui la volonta del popolo è molto chiara (nucleare, finanziamenti pubblici, benefit della casta, legge elettorale con preferenze, ecc) ma i politici trovano il tempo solo per le questioni che interessano a loro.
    Nella nostra società arriva il candidato di turno e dice: Guardate come sono bravo. Questo è quello che farò per voi! Chiunque sia in grado di intendere non crede a una parola di quello che lui o lei dice, forse viene votato o forse no, ma ciò non rispecchia una società democratica. Dovrebbe esserci un meccanismo differente, il candidato viene, noi gli diciamo cosa vogliamo e lui può cercare di convincerci che lo farà, allora, forse lo votiamo.
    Quando prenderemo coscienza che uniti noi siamo il 99% e che loro non avrebbero scelta senza le nostre divisioni a cui loro ci hanno abituato creando una società competitiva. Una società in cui vince chi sgomita di più e chi riesce a sovraffare l'altro. Quando avremo capito che facendo tutti noi un passo indietro accettando un metodo estremamente democratico come nostro punto di sintesi, senza necessità di avere leader, senza necessariamente dover far prevalere il proprio punto di vista. Solo allora quel'1% si rassegnerà a non contare nulla.

    Utente: DANNA

    Pubblico
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    del 07/01/2013

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